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Progetto Nord Uganda_2: da Kampala verso Gulu
Categoria: Sui sentieri del mondo
Anche un "non luogo" come un aeroporto trattiene delle radici, minime, del contesto che lo ospita. Io ne sono convinto. E quello di Istanbul di queste radici ne rappresenta molteplici. È disorientante: ci passano tutti i tipi di visi, di vestiti e culture. Uomini con veste lunga bianca e borsello seguiti, ad almeno una ventina di metri come in gita scolastica, da donne rigorosamente coperte. Ma nella camminata la veste nera viene tradita da un tacco particolarmente accentuato e un jeans argentato. La borsetta di Gucci invece è palese.
Anche se ricondizionalta si sente l'aria del limitare mediterraneo, quella che fa ciabattare sul marmo del pavimento ragazzi di tutte le
età,molto belli.
Pur concentrati nella discussione o sul monitor è difficile non farsi coinvolgere: è Istanbul, la cerniera della cultura, lo struscio delle genti, i tratti somatici, le forme corporee, il colore della pelle. Lei è la fuori: la vediamo distesa, oltre le lastre della parete in vetro, sui suoi colli dove svettano, esili, minareti. È la fuori, ma l'umanità che contiene un po' la percepiamo nelle hall dell'aeroporto: un interno che contiene tanti esterni.
Tra poche ore saremo nell'ombelico dell'Africa. Anzi eccoci, dopo una notte a cercare di rifiutare la gentilezza delle hostess della Turkish. Dall'oblò si vede il grande Lago Vittoria e il verde del bush tracciato da righe rosse delle sterrate. Una piccola sbandata ma eccoci, vistati, e pronti alla foto di rito sotto il cartello "Welcome to Kampala".
7 sono i colli (you know?) e 1.500.000 gli abitanti della capitale. Una città diffusa, anzi diffusissima, dove è percepibile con immediatezza la downtown con una "gronda" decisamente marcata rispetto alla sterminata edificazione di 2 piani concentrata, alla vecchia maniera, sulle direttrici principali. La bottega sul fronte strada che copre, sul retro, l'abitazione e un dedalo di viottoli, altre abitazioni e operosità.
Sì, tutti sono già intenti a brigare in qualche faccenda e attorno a loro un traffico impressionante alimentato da vecchi combustibili per vecchi motori.
Cristina ci guarda sorniona, è da più anni una conoscitrice di Kampala: Max è sbigottito, e lo resterà per l'intera giornata, dalla quantità di boda-bodas (motorini di provenienza orientale che fungono da taxi), dalla perfetta cromatura delle loro parti e dalla maestria/follia con la quale vengono guidati. Io dalla calma sensazione di esserci già stato.
Penso alla serenità dei sorrisi mattutini che vedo, femminili e maschili. Della compostezza ed eleganza di tutte le persone che a piedi si accingono al lavoro. Una moltitudine che a lato della strada cammina, per un po' si ferma per cercare un veloce passaggio su un matatu (pulmini/taxi) e poi prosegue.
Scolari con la perfetta divisa d'appartenenza ad una precisa scuola, mamme con i bambini fasciati alla vita, ragazzi e ragazze da primo impiego. Sull'altro lato un gagà sgargiante cammina agitando la mazza da golf come un bastone da lord inglese. Anche lui, sempre a piedi, va verso il golf club di Entebbe. E molta polizia, a piedi anch'essa, con una divisa che ancora presenta le pieghe della stiratura e di un veloce reclutamento. Il maledetto 11 ha appena colpito Kampala. Ma non solo: in questi giorni si svolge, proprio nella capitale ugandese, l'incontro di tutte le nazioni africane. Un
momento molto importante a livello continentale che tratterà i temi della maternità e della salute infantile.
Ci guardiamo con un punto interrogativo stampato in fronte: trekking in Uganda? Ma qui camminano tutti e sorriderebbero a vedere un munu (bianco) che non cavalca qualche centinaio di cavalli costretti in un motore. Sorridiamo anche noi e proseguiamo domandandoci con
tono di sfida: e chi l'ha detto che un raggio verde deve riguardare solo Milano o qualche cittadina europea? L'andare a piedi nelle grandi città è il modo migliore per conoscerle: come entrare in un grande magazzino alimentare per comprenderne gran parete della cultura del paese. A Kampala non c'è bisogno di entrare da nessuna parte: è tutto fuori, dalla carne al divano con finiture roccocò.
È forte il richiamo di percorrere le strade di Kampala e notare come la città sia in subbuglio e scopriremo questa sua vitalità accerchiarla dalla mattina alla notte. Si dice che la vita notturna a Kampala sia una delle più attive dell'Est Africa... Sta di fatto che non passiamoinosservati. Eccoli: due muni (che non è due mona ma quasi, ndr) che camminano con lo zaino in spalla cercando di evitare di farsi investire (insopportabile circolazione inversa tramandata dagli inglesi!) e che respirano polveri provenienti da motori Euro meno 20...
12 km: tanto è stato il percorso metropolitano tra l'intrico viario seguendo cittadini appiedati, sbirciando l'infinità di negozi e prodotti, bancarelle di pesce affumicato e di vestiti dismessi. Finalmente in lodge: domattina si parte per il nord Uganda. Gulu arriviamo!
A presto
Gianluca e Max
ps: un grazie Garmin per l'Oregon 550 ottimamente preparato da Massimo D'Eramo
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Progetto Nord Uganda_1: Trekking Italia e Fondazione Cariplo in cammino nel nord Uganda
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